., ‘E V.?’ ..
., ‘V. Non c’è. Forse non c’è mai stata. Men che meno in questo Periodo.’
Ieri V. ha rivisto il Mare sotto un Cielo azzurro dopo ben 4 Anni. Troppi Elementi, però, a guastare questo sospirato Ritrovamento. C’era la Gente.. E gli Ombrelloni e le Creme solari e i Corpi accaldati e i Bimbi nudi e le Grida.
A V. proprio non piace tutto questo.
Però ha respirato il Profumo del Mare. Lo aveva addosso.. Sul Viso, sulle Braccia e sulle Mani.. Camminava sugli Scogli e forse lo avrebbe anche voluto abbracciare, ma non poteva. Si limitava ad osservarlo.. E a sorridere.
(Forse lo avrebbe incontrato nuovamente, prima o poi.).
V. si muoveva sotto le Luminescenze create dall’ondeggiare delle Fronde di grandi Alberi contro un Sole spietato, in un Parco immenso. Si è distesa sulla Terra pensando che sarebbe stato bello percorrere quei lunghi Viali in Bicicletta.
(Anche se non ha mai amato pedalare.).
V. è entrata in una Chiesa che non aveva Odore di Chiesa. E questo l’ha un po’ infastidita. L’ha infastidita anche il Fatto che ci fosse un grande Bara di Vetro con dentro la Statua della Vergine. Insomma, non è che l’ha infastidita proprio questo.. L’ha infastidita il Fatto che all’interno di quella Bara ci fosse una Statua e non il Corpo di una qualche Santa imbalsamata.
(Non sa perché, ma V. un Giorno o l’altro, vorrebbe vedere un santo Corpo imbalsamato.).
Si è fermata ad osservare una Vecchia vestita di Nero che, seduta s’un Banco, pregava.
(E avrebbe voluto immortalarla in una Foto dall’Apparenza vagamente artistica.).
Le ha ricordato l’Immagine della Strega di Biancaneve, quella raffigurata in un Libro di Favole che il Padre le aveva regalato quand’era piccina. Non che fosse sgradevole d’Aspetto, anzi.. Era Elegante.. E ti guardava.. E aveva uno Sguardo strano.. Come se da un Momento all’altro dovesse dire Qualcosa.. Ed era un po’ uno Sguardo che metteva Timore e preferivi non sostenere.
V. ha poi subito la Suggestione di Schermi infuocati e Luci che si accendevano su Corpi minacciosamente mascherati, comandate da una Musica stupendamente inquietante.
(Ha poi pensato che la sua è proprio una bella Terra. Si, proprio bella.).
E’ stata assorbita dal Desiderio di essere la Protagonista di un Video musicale. O meglio, avrebbe voluto che, anche solo per un Giorno, la sua Vita fosse accompagnata ininterrottamente da Note in Sottofondo. O forse non era nemmeno questo.. Insomma, V. non sapeva ben spiegare.
Aveva in Testa un Vortice di Suoni e Pensieri che impedivano la Venuta del Sonno, la Notte.. E troppi Doveri morali a cui adempiere.
Ora vorrebbe solo rivedere il Mare, con la Luna che s’affaccia da una piccola Finestra sul Cielo. Magari su quello stesso Scoglio. Chiudere gl’Occhi e respirarlo.. Parlargli e donargli anche un po’ di Lacrime, se necessario.
Perché il Mare sa ascoltare, sapete?
Oh, si.. Il Mare, in Silenzio, vi osserva e vi ascolta.

., Spalmati sul Viso un po’ di Fango..
E poi sgrana bene gl’Occhi..
Fango che cola dalle Ciglia..
Che rumoreggia umido..
Che ti ricopre le mani, le Mani posate sul Grembo.
Che ti ricopre.
Che proprio ti ricopre.

., La tua Immagine. Ancora plasmata nella mia Mente, sai?
Ancora.
Dopo aver cercato di dissolvere il tuo Ricordo e rendermi immune.
Quel Viso pallido, ricoperto per Metà da una dolce Cascata corvina.. Quel Sorriso perlato.. Quella lieve Sfumatura violacea sulla tua Palpebra sinistra.
Eri la mia nera Bambolina.. La mia nera Bambolina dall’Occhio vitreo. Amavi sentirti appellare a quel Modo.
Amavi.
Ricordi le mia Lacrime discendere e macchiare quell opaca Porcellana.. ? Ricordi la mia Bocca a soffiare sulla tua Veste d’Ossidiana? Ricordi le Notti imperlate di Sospiri e di flebili Sussurri stellari?
‘Tu non ti spegnerai. Non ti spegnerai.’
Sei ancora qui. Trama tenue a rivestire quel che resta di un Cuore avvizzito e gocciolante.
Ancora.


., Svanita l’innocente Malizia che, un Tempo, legava i nostri Sguardi.
Dissipato l’inaspettato Piacere di Corpi arrendevoli all’Ombra di una Luna stanca e sfocata.
Fuggito il lieve Calore di Frasi incompiute.
Svanita.
Dissipato.
Fuggito.
Parole a musicare la materializzazione di un Incubo saturo di Gesti e Sguardi voluttuosi e amaramente inconcepibili. Copro il Capo con Veli neri. Mi confondo nell’Oscurità di un’Estate replicata.. Già vissuta.. Per Metà. Rivolgo a Te il mio vacuo Sguardo.. Fonte cristallina.. Trasparenza d’Emozione mal celata.. Libero Varco ed astuto Passaggio. Solo per Te.
Sempre.iO.Sarò.
Mi basta sapere questo. Mi basta sapere questo per trasformare l’Incubo in fastidioso Sogno distorto. Non Incubo. Fastidioso Sogno distorto. Palpabile Differenza, seppur sottile.
('Hai gl’Occhi forse un po’ troppo vuoti' .. 'Si, Forse un po’.).
Voglio solo sentirmi leggera. Voglio Riflessi d’iridescente Rubino sulle Mani.
Prima dello Schianto fra il mio ed il tuo Respiro.
Prima della Venuta di una piena Consapevolezza.
Prima del Vortice fatale.
Ed è così breve il Tempo che ci separa, così fuggevole e maligno. Scorre fluido e umido di evanescenti Illusioni, ricoprendomi di vergognosa Viltà.
Vile, pietosamente e sconcertatamene vile.
E non c’è Salvezza, non c’è Soluzione. C’è solo un Cammino segnato con purpurei Petali di Giglio. /Purezza rivoltante./ Non c’è possibilità di Deviazione o di Scelta. Nessuna Busta 2. Nessuna Busta 3. Busta 1. Solo Busta 1.
Lenta e abominevole Decomposizione d’Anima.
Decomposizione d’Anima.

: 'La Rassegnazione ti ha reso più determinata..
.. Una Determinazione amara..
.. Ma pur sempre Determinazione.'
: 'Sei come una Bambola di finissima Porcellana imprigionata in una Campana di Vetro..'
.(Continuate pure, continuate..).

., Stranamente turbato, il Cielo, stanotte. S'agita e gorgheggia in un insolito Chiaroscuro di Giugno.
Dentro la mia piccola Scatola di Cartone, sorrido. La mia piccola Scatola di Cartone scarna e logora. Interrompo il mio vaneggiante Soliloquio e resto in Attesa. Vomito Bolle di Seta e trattengo il Respiro.
Un Tuono, poi un altro.. E un altro ancora.
Plic.. Plic.. Plic.. Lente, timorose, non vogliono farsi sentire..
Plic.. Plic.. Plic.. Plic.. Si susseguono ansiose, in rapida Successione...
PlicPlicPlicPlicPlic. Uno Scroscio strabordante che si rovescia impetuoso su Strade cementate e consumate Scale di Pietra. Gocce fatali che frantumano Petali e spezzano Steli.
Io sorrido.
Vieni Pioggia, a spazzar Via inutili Tormenti..
Avanza, crudele, e trascina con Te il Fango che ricopre la mia vitrea Anima.
Lavami via, anche solo per una Notte.
Lavami via.
Mollemente s’adagia su se stessa, la mia piccola Scatola di Cartone. Mollemente m’adagio con Lei.
E tu prendimi, se Vuoi, Sguardo d’Autunno. Scivola, indagatore, e Fissati su di Me. Insisti sui miei Occhi. Premi, incatena, colpisci, penetra, affonda.. iO, svuotata, chinerò il Capo.

Non voglio resisterti.

., Si apre il Sipario: lunghe Distese di Campi verde spento., Qualche Altalena che ancor si muove., Schizzi di Luce fuggente lasciati da piccole Creature dai Lineamenti bizzarri.
E poi Lei.
Lei, accovacciata s’un Piedistallo di Pietra..
Lei, in sericea Veste..
Lei, Sguardo malinconico..
Lei, dai morbidi Capelli elegantemente raccolti..
Lei, Sigaretta spenta fra esili Dita.
Così.
Resta immobile e fissa il Cielo piombo che con la sua Opacità la ferisce, attraverso l’ondeggiare sinuoso delle Fronde degli Alberi. Grandi Quercie. Lei non amava le Quercie.,
Lei non ama.. Le Querce.
Quel che avrebbe sempre desiderato è un infinito e profumato Giardino.. Dove solo i Salici piangenti troneggaino. Curvi, mesti, supplichevoli. Si sarebbe adagiata sulla loro Ombra e si sarebbe lasciata carezzare dai quei lunghi Bracci sofferenti. Avrebbe pianto, sospirato e sognato con loro.
Avrebbe.
Ma Lei non aveva il Giardino dei Salici piangenti. Aveva un piccolo squarcio di Vegetazione putrefatta. Dove, nonostante tutto, si recava spesso. Passava le sue Giornate sempre nel medesimo Piedistallo in Pietra. Non era sola. Dimoravano in quel piccolo Mondo storpio tanti altri Personaggi. Non aveva mai parlato, con loro, Lei.. Forse pensava non ne fossero nemmeno in Grado. Sapevano però danzare.. E cantare e suonare. La Notte, si rifugiavano sotto una bizzarra Casupola in Legno e davano Inzio al loro misero e stupendo Spettacolo. Lei li osservava, in Silenzio.. Alcune Volte accompagnava con un lento Movimento dei Fianchi le oniriche e flebili Melodie.
Forse, in quei Momenti, era FELiCE.. E le strane Creaturine, inconsciamente, le sorridevano.
Tornava, poi, la Luce.. Tornava, straripante, la Realtà.
LEi non se ne curava..
Lei, in sericea Veste..
Lei, Sguardo malinconico..
Lei.. Che sognava, e mai avrà, il Giardino dei Salici piangenti.

., Rumori ben distinti provenienti dalla Cucina.. Intuisco.. Sorrido.
L’Aroma di Caffè si spande per la Casa. L’Aroma di Caffè arriva fin dentro la mia piccola Stanza, insinuandosi corposo grazie ad una Porta beige perennemente socchiusa.
E non c’è cosa che ami di più.
S’insinua corposo e mi raggiunge. Raggiunge un’esile Figura appollaiata s’una Sedia. L’esile Figura forse vorrebbe piangere. Vorrebbe piangere e insieme maledire i Profumi che portano Ricordo. Sì. Sempre, sempre dannazione.. C’è un Profumo, una Fragranza particolare che ti riporta a ‘Qualcosa’.. Ed è sempre quel ‘Qualcosa’ malinconico, doloroso. L’altro Giorno, ad Esempio. Tornavo a Casa, s’un Pullman.. Solitamente., L’Odore perenne è quello di Polvere.. O un Miscuglio indefinito dato dalla Presenza di molteplici Corpi (E non pensate negativo.., Può esser piacevole, a Volte..) . Quel Giorno no. Quel Giorno io sentivo il Profumo di lip gloss alla Mora.. Lo stesso che usavo.. Quanto può essere.. Una decina d’Anni fa, si. Quando amavo passeggiare con le mie amichette nei Pomeriggi d’Estate, quando la Notte sentivo Oggetti crollare e mi tappavo le Orecchie e stringevo forte a Me la mia Bambola di Plastica e forse piangevo ma anche no.
Sono quei Profumi bastardi, si .. Assassini.
Non so perché dico questo. L’Aroma di Caffè non ha questa Capacità. Forse.. porta con se Ricordi più recenti.., Ecco, diciamo così. (Ma non chiedetemene nulla, ve ne prego.).
Ora penso soltanto che sarebbe bello, se solo ci riuscissi, addormentarmi così.
Penso anche che Oggi, respiro i miei Capelli.. E i miei Capelli hanno il Profumo delle Rose.

., Ancora.
Imperterrita, cerco una Via d’Uscita adagiando in questo fittizio Squarcio di Realtà amorfi e inutili Pensieri.
Devo fuggire.. Assolutamente fuggire. Dall’Aere caliginoso che m’opprime, mi disfa, mi distrugge. Dal Riflesso sbiadito d’una Vita apparente.
iO.Non.Esisto.
Sono Involucro, Carne, sono Gesti, Sguardi e Parole.. Ma non Anima. T’ho persa, estranea Anima mia.. Mi sono.. Persa.
Il MiO sepolcrale Teatrino, intanto, non cessa di farsi Luogo di onirici ed inquietanti Spettacoli., Continuate a nutrirmi con i vostri amabili e artificiosi Discorsi.. Continuate a rifugiarvi in Me, a ricoprirmi di Lustrini purpurei e ingenui Sospiri.
Voi, mia torbida Linfa vitale..
iO, repellente e spudorato Parassita.
I vostri Amori, i vostri Dolori, le vostre Inquietudini, le vostre Certezze, le vostre Debolezze, le vostre Perversioni. Tutto mi appartiene.
Il vostro Esistere, il MiO Esistere.
Il vostro Morire, il MiO Morire.
Sono debole, questa è la Verità.
Debole, infetta e sola.
Percorro decadenti Sentieri
avvolta
da Venti nefasti
e Fiori morenti.

., La Regina di Marmo dagl’Occhi sanguinanti rifiuta la Pace.
Avvolta da Veli fluttuanti ricopre il suo Corpo di Cenere. Ricama le sue Dita con violacei Nastrini di Raso.. E fissa il suo Sguardo sull’Aere cupo che spadroneggia al di Fuori d’un Vetro scheggiato e opaco. Vorrebbe levarsi dal suo soffice Giaciglio, raccoglier la sua Veste e abbandonarsi sull’Asfalto. Abbandonarsi sull’Asfalto e raccoglier su di se il Profumo d’un impetuoso Temporale estivo.,
Vorrebbe.
Racchiusa in una Bolla di Fiele resta in Preghiera.
Intima, Inutile.
Fugge l’Equilibrio.,
Possa esser soltanto flebile, precario, apparente.
Insiste, preme sulla Gola un Soffocamento.
Imprigionata.
Da Chi, da Cosa.. Non è dato sapere.
Non riesce più a godere del Buio, del Silenzio, delle Rose, del Vento.
Non cessa d’agitarsi mesta..
Ed estraneo è a Lei l’Abbandono.

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♪ 40 secondi di niente, Verdena