Polsi che prudono. Unghie a scorticarli.
Ho un Feto blu raggomitolato sulle mie Lenzuola ruvide.
E Gole serrate che bussano alla mia Finestra.
Respiro il mio Sapore,-nauseante Carne fresca-, mentre tendo l’Orecchio al tuo Pensiero distratto che m’accoltella silenzioso.
Sai che basterebbe un Fiore, sulle mie Labbra, a far scattare la Molla del Cofanetto portaCuore che ho sulle Ginocchia.
Clic. Clic.
Basteresti tu.
Anche, forse, soltanto una simile Essenza.
Perpetuo il Tormento di vacue Speranze.
:::(Ha Boccoli eleganti, scuri come la Passione che scivola dai suoi Occhi. Autoreggenti e Labbra umide, per tesser serica e fatale Ragnatela. E lo sa. ):::
, Cingetemi i Piedi con morbidi Veli.
Abbandonatemi ad un Sonno saturo di Visioni spente e Brividi scheggiati.

. ‘Finalmente una Cura ricostituente per l’Anima’ .
Sulla Copertina d’una Rivista femminile questo Titolo.
L’Occhio m’inganna, sicuramente, ma fuggo la Certezza e mi limito a sorridere, alzandomi in Punta di Piedi ad afferrar un piccolo Fiore di Pastafrolla e Cioccolato, come una dolce Bimba spensierata e golosa. Zucchero a Velo che sbuffa sulle Dita, sulle Gote, sulla Punta del Naso.
L’Apparenza deforma tutto in un’ovattata Serenità.
Di Me accanto al Camino e Cuscini blu.
Di Profili imperfetti e chimiche Note che scorrono con Empito travolgente.
Di Ciocche scomposte e Acqua limpida.
Schianti sul Soffitto.
Ciotole di Vetro in Pezzi e Contorni taglienti da leccare con voluttuoso Ardore.
...
E’ l’Atmosfera goliardica, a regnare in queste Ore.
La Rivelazione abilmente nascosta da Giochi di Mascheramenti e Vite recitate.
L’Anima che si sveste di Paillettes e Abiti sgargianti.
L’Anima che vi ghigna addosso e v’inganna, stupidi Involucri ciechi.
Nella Ressa sono l’Assassina dai Capelli Blu elettrico che danza fra Coriandoli di Carne e Stelle filanti/Lacci emostatici Verde fluo.
Corteggio Dame ottocentesche e Infermierine fetish, plasmandomi sulla Cartapesta sgualcita di enormi Fantocci meccanizzati.
_Cartapesta rammollita da una Pioggia acida che rende Poltiglia il Tappeto colorato che copre l’Asfalto_.
Mi lascio ammaliare da incoscienti Trasposizioni di grotteschi Personaggi partoriti dal folle Genio di Bosch, compiacendomi di una Festa creata esclusivamente per Me, per soddisfare la mia Sete di Umanità.
‘Date all’Uomo una Maschera e sarà Se stesso’-PiùOmenoCosìNo,Caro Oscar?- .
.Ed è pura Verità. (Anche se Loro fingono Incoscienza).
Tutti si mescolano, mimetizzandosi fra la Folla multicolore.
(Dall’Alto devon sembrare una Massa di Formiche_penso_impazzite dopo che un ignaro Piede ha distrutto l’Ingresso Del loro Formicaio).
Costruitemi un’Alcova d’Acciaio dalla quale osservar l’impietoso Spettacolo e poter ridere di Voi, rigurgitando Bile.
Lieto Carnevale.

Grida come Spilli.
Attraversano le Pareti della sua Stanza.
Si conficcano violente sulla sua Pelle umida e sterile.
Cerca di Non tremare.
NoN.tREMARE.

Ore 14.00.
Puntuale.
Solita Ora.
Solita fermata del bus.
I pomeriggi si susseguono densi e martellanti, riproponendo al mio Sguardo stanco le stesse Visoni, all’infinito.
Muovo nervosamente le Mani dentro Tasche sfondate di Pantaloni ormai consunti, rendendomi Conto di sentirmi nel Posto sbagliato e al Momento sbagliato. Sono troppo lontana da Me per intrattenermi in oculate Osservazioni riguardanti il Genere umano che mi sfila innanzi, affianco, intorno. (MiaGrandeAbilità).
E mi perdo. In balia di Automi che ghignano alle mie Spalle.
Riflessa in uno sporco Vetro scuro vedo Occhi infossati, che sprofondano su di un Viso che fatico a riconoscere mio.
_Fermarmi un Istante ed esplorare quell’Immagine, proiettare sui miei Lineamenti altri Lineamenti e altri Lineamenti ancora. Sovrapporre sulla Carne mille sconosciuti ed enigmatici Volti._.
Arriva scricchiolando il vecchio Catorcio blu. Mi trascino su quei pochi Gradini aiutandomi con lo Scorrimano, quasi fossi una povera Vecchia osteoporotica.
_Il Meccanismo cellulare che rende il mio Corpo vivo a breve s’incepperà_ .
Calore artificiale intenso, in queste due del pomeriggio. Sudore e profumo di Caramelle all’Arancia.
Sprofondo nella Polvere di un Sedile sbrandellato e segnato da insulse Frasi lasciate da chissàchi in un Momento di puro Svacco. Aziono il Lettore e s’insinuano in Me gl’accordi di una Canzone ascoltata ininterrottamente per Giorni.. E la Voce che intona .. ‘Put on my best Sunday Dress..’..
Vorrei amare qualcuno Ora, attraverso un opaco Finestrino.
Amare con gl’Occhi che bruciano.
Inchiodare a loro te, ragazzo dal pastrano Nero. O te, fanciulla dal Cappello grigio e dai Boccoli disordinati. O ancora te, Uomo dallo Sguardo allucinato. E te, piccolo Bimbo spastico. Chiunque sia, non importa. Voglio solo soffiare dalle mie Pupille l’Amore che mi si coagula nelle Vene, per un Minuto, un secondo. Intrecciando una Silenziosa corrispondenza di Sensi.Lo Vorrei.
E il Catorcio macina Asfalto. Macina Asfalto in una Cittadina semideserta che niente ha da offrire. Sfilano, silenziosi e assolati, Appartamenti e Uffici, e Officine, e Gelaterie e Negozi di Giocattoli e Centri Sociali
Rosso il Semaforo e seduta s’una Panchina di Legno e Ferro battuto tu. Ammasso di Adipe ripugnante fasciata in un Abito da Sera blu elettrico. Troppo attillato per contenerti tutta. Pelle innaturalmente scura. Calze di nylon Nere e sfilate. Scarpe laccate di Rosa. Reggiseno Color Miele dal quale straborda un abbondante Seno sformato e cadente. Capelli unti, malamente intrecciati in un’improbabile sfarzosa Acconciatura. Rossetto rosso sapientemente sbavato. Un lecca lecca dentro la Bocca umida e tristemente avida.
(La perfetta, vecchia Puttana di chi davvero, come te, non ha più Speranze.)
C’è chi approfitta della Sosta per affacciarsi al Finestrino e urlare osceni quanto Vuoti commenti.
Resti impassibile.
Ti osservo ancora un po’, mentre l’Autista riprende i Comandi.
Qualche Metro.
Il mio Capo è ancora voltato.
E già non ci sei più.
Ricamo i miei Polsi con Ghirigori in Inchiostro nero, mentre abbandoniamo la Cittadina e già si delineano verdastri Campi e Uomini al Lavoro. Serro le Palpebre e fingo un placido Riposo, mentre un Sole tiepido mi solletica le Labbra. (Se non fosse per la Realtà, la fuori, potrei dire di stare bene).
Dieci , trenta, cinquanta Minuti.
Giunta a Destinazione.
Mi ricompongo e scendo, rapida, questa volta, i tre gradini.
Gambe tremanti, Cranio che implode.
Nella piccola Piazza è il Silenzio a regnare, in Armonia con il lieve frusciare di odorose Fronde sature d’Alloro.
Mi riparo nel Grembo della loro Ombra, giusto il Tempo di morire un po’.

., Senza pensare.
_ Frastuono.Apnea.Carne.Lacrime.Dentro.AlbeBlu.Profili. ______ Tu ci sei?
Contrasti d'Emozione.
Amplessi e Catastrofi:Simultaneamente.
Forse, davvero, non respiro più.
Ho il tuo Odore che s'incrina lungo le Ciocche dei miei Capelli.
E il Bisogno latente di due Mani a stringermi il Capo.
Come un Marchingegno impazzito.
Mi s'è inceppata l'Anima.

Tutto troppo brillante. E colorato. Come Fotogrammi di vecchi film animati.
Sembravano Cespugli, ma Cespugli non erano.
-Il Verde che io coloravo, da Bambina-. (E Fiori incastonati).
L’Atmosfera era quella della Fiaba, ma Fiaba non era.
Potevi aspettarti d’intravedere eleganti Dame che sorseggiavano tè, sotto un Porticato di Marmo bianco. Gesti cadenzati, ombrosi Copricapo e Voci eleganti.
Potevi immaginare la Musica di dolci Violini.
Quella che viene chiamata Serenità.
Ma tutto ciò non era.
E c’eri tu.
Il tuo Viso davanti ai miei Occhi in un rapido Flash.
(Non quello che io conoscevo).
E un Giglio, squarciato e sanguinante, pendeva sopra il tuo Capo. Come aggrappato ad un invisibile Filo.
Oscillavate insieme.
A destra, e a sinistra.
Destra, sinistra.
La tua Bocca digrignata in un Sorriso e la mia Lingua sulle tue Dita. A raccoglier con Avidità amare Gocce.
Un Gemito.
E non ci sei più.
Tutto, ora, riacquista lo sbiadito Colore della Realtà.
_________________________
Non sai che ti vorrei svuotare.
Succhiarti l’Anima e farla mia.
Farti Mia.
_________________________
(Oh, Agognato Riflesso)
Non c’è più Tempo, via le Maschere e gl’Abiti di Scena.
Sarò io a cadere per prima, e tu a ridere.
Non ci sarà un lieto Fine, ma un reiterato Fallimento.
Doverosa Pena, per chi pretende d’appagar i suoi Desideri.
Che la Vita abbia inizio.

Oramai niente sarà più come prima.
E forse mi piace, non pensi?
In Bilico sulla sottile Linea di Desideri sopiti da Sguardi che eloquenti vorrebbero essere.
Vorrei provare a sfiorare la tua Pelle, sai?
Morbido ed evanescente Petalo di Rosa.
Bianco.
Etereo.
(Similitudine che non apprezzeresti).
Percorrere la Curva dei tuoi Fianchi con Tatto lievemente percettibile.
Immobili.
Occhi negl’Occhi.
E niente più.
Le mie Mani sono gelide. Non senti?.
(E potrei strapparti le Ciglia. Una ad una. –M’ama.. Non m’ama.-) .
Ma tu mi ami, non è così?
C’è qualcosa qui dentro me.. Che non voglio sapere.
O forse non c’è niente di più chiaro.
Si, lo sento.
Si dimena e va a schiantarsi contro le Pareti del mio Corpo.
Preme, con Forza e disperata Brama.
E vorrei tanto lasciarlo libero.
Vorrei tanto.. LasciarMi libera.
Se urlo al Cielo qualcuno mi sentirà.E permettetemi la poca Originalità.
(‘Scontata al 10% come tutte le Donne’.)
E mica so bene che pensare, riguardo ciò.
Troppi punti -in sospeso-, non trovate?
(Ma a chi, poi?)
I Pensieri cominciano nuovamente a mescolarsi, pian piano.
Riacquisto la mia naturale Confusione.
Con equivocabile Sorriso.
Non è ancora giunto il Momento, ma il Percorso è sempre più breve.
(E quasi ci credo).
Se salto un po’ di più il Palloncino rosso lo afferro, giuro.
Manca lo Slancio, è questo l’insignificante Particolare.
Quel ch’è certo è che sola non posso.
Non posso più.
Oggi è domenica e fuori c’è il Sole.
O almeno, così dicono.

« Qui non c'è più calma, settembre ci porterà via con sé. »Questo è lo spazio dove puoi inserire una descizione su di te / su ciò che ami / su ciò che odi / sulla musica che ascolti / sui libri che leggi / sui film che guardi / su ciò che ti interessa. Una volta finito, cancella queste righe.
♪ 40 secondi di niente, Verdena